mercoledì 5 luglio 2017

Si vis pacem para bellum





Chi aspira alla pace, prepari la guerra.
Una locuzione latina sconosciuta alla persona della quale voglio parlare e raccontare il suo percorso faticoso durato un lustro. Cinque lunghi anni di battaglie interiori, che il protagonosta ha perso, non per viltà o inadeguatezza ma, solo perchè si preparava allo scontro finale.
Si vis pacem para bellum.
Chissà quante volte se lo sarà ripetuto, non in latino, parafrasato, nelle lunghe notti insonni o nelle giornate nere, quelle dove pensi che solo la fuga possa essere la salvezza. Una fuga che io stessa ho lungamente auspicato, per la quale ho urlato, supplicato, pianto, sbattuto i pugni sul tavolo: mi ha sempre risposto: " Non sono io quello che deve andarsene, io non fuggo."
Un percorso arduo che ha visto scontri accesi, parole pesanti come pietre, clima teso, che ha obbligato il protagonista ad un percorso di analisi, perchè lo avevano convinto che quello sbagliato fosse lui, quello "diverso", quello che non sta nel branco, quello fuori, quando per "fuori" s'intende qualsiasi cosa.
E' la storia di un ragazzo che ha subito un bullismo pesante, sfinente, che continuava sui social oltre le ore scolastiche, dove i complici principali erano miei coetanei: l'interclasse, donna di mezza età che inoltrava email nelle quali faceva profili psicologici che forse aveva letto su Novella 2000, se ancora esiste nelle edicole, non osteggiata da professori indifferenti, ai quali importa solo dello stipendio mensile e terrorizzati dall'interclasse che li faceva lincenziare con una facilità estrema. Ci sono stati scontri fisici con un professore di educazione fisica: minacce ad una donna, me, spintoni, urla e dita puntate ad un millimetro dal viso; mi ha accusato di tutto: dalla falsità fino alla violenza mentre mi urlava in faccia il suo odio, ricordandomi sempre che parlavamo di uno "sfigato", parole usate da un professore verso un suo alunno e pagato da noi contribuenti; Carabinieri che consigliavano di lasciar correre o toglierlo dalla scuola, ma lui non cedeva: " Non sono io quello sbagliato."
E ingoiava e andava avanti giorno dopo giorno, reo persino di non amare il calcio e quindi retrocesso tra gli sfigati, tra quelli che non contano: non veniva nemmeno messo nella lista della classe quando c'era qualche gita. Invisibile. Ha interrotto anche i colloqui con lo strizzacervelli quando gli ha detto che lui non aveva alcun problema: troppo avanti per mentalità meschine.
L'ho supportato sempre anche se speravo che cedesse e cambiasse scuola.
Poi la matutità, quando escono i risultati delle tre prove, l'interclasse apre un concistoro su whatsapp dove mette in dubbio i risultati delle suddette, l'inadeguatezza della commissione esterna perchè "qualcuno" ha preso voti troppo alti in confronto  a suo figlio e decide di supervisionare tutte le tesine e assistere a tutti gli orali per evitare ulteriori sbagli nei confronti di suo figlio e che quel "qualcuno" non prenda voti troppo alti. La notte prima degli esami l'ha trascorsa col peso della presenza sgradita alla sua prova, poi ha detto: " Posso farcela, so quello che faccio."
E' andato.
Appalusi dai tre unici compagni che lo stavano ascoltando, strette di mano e congratulazioni dal presidente e dalla commissione esterna.
E' uscito a testa alta, sorridendo finalmente, mentre si lasciava il campo di battaglia alle spalle.
Si vis pacem para bellum.
Ha scelto la pace preparandosi ad una guerra che ha stravinto, non importa il voto di uscita, sono solo numeri: ha dimostrato di essere un uomo con la U maiscola.
Mio figlio.
Denigrato, messo in disparte, trattato come uno sfigato , per 5 anni trasparente, ha retto botta e ha dimostrato a tutti di che pasta è fatto un uomo.
 Non ha bisogno delle mie gonne sotto cui pararsi, non ha bisogno di paracadute: se cade è in grado di rialzarsi da solo, non ha bisogno di denigrare nessuno; ci sono riusciti  benissimo da soli.
Resta come sei figlio mio, è nella diversità di pensiero la vera forza, è fuori dal branco che si diventa uomini e tu l'hai dimostrato.
Ti voglio un mondo di bene.
La tua mamma.


2 commenti:

  1. Ho pianto un po' ... !!
    E' fortunato ad avere una mamma come te ...!!
    Auguri ... per tutto!
    Un abbraccio grande : )

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  2. purtroppo si... quando sei diverso te la fanno pagare sempre. E sarà così anche sul lavoro dopo... io lo so perchè pago questo prezzo da una vita ma il branco non mi piace e nemmeno le pecore. Dico la mia con la mia testa a voce alta o sussurrata non importa, però la notte dormo.
    Certo che devi essere orgogliosa di lui... è speciale.

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