mercoledì 20 settembre 2017

Ovunque tu sia

Ieri notte ha piovuto forte, stavo al letto e improvvisamente ti ho sentito.


Eri lì, tra le gocce e il vento.
Dopo un viaggio di quasi un anno ho avuto la coscienza che sei arrivato, non so bene dove, non so in quale dimensione, ma sei arrivato e sei in pace.
Nella pace furiosa di un temporale di fine estate ti ho sentito e ti ho sentito tranquillo, sereno, dopo l'inferno in terra che hai vissuto e che ti hanno costretto a subire.
Eri lì, un alito lieve, una carezza che nessuna mano è in grado di replicare e una strana coincidenza: il giorno del tuo ricovero.
Aspettavo il segno della fine del tuo viaggio: ora so; è terminato, sei giunto nella destinazione finale.
Sapevo che sarebbe giunto con la pioggia notturna, ma non sapevo quando.
Aspettami papà, quando sarà il mio tempo saremo insieme pioggia e vento.


Non piangere sulla mia tomba …

Non piangere sulla mia tomba Non sono qui.
Non sto dormendo. Io sono mille venti che soffiano;
Sono lo scintillio del diamante sulla neve
Sono il sole che brilla sul grano maturo
Sono la pioggia lieve d’autunno.
Quando ti svegli nella calma mattutina
Sono il rapido fruscio degli uccelli che volano in cerchio
Sono la tenera stella che brilla nella notte
Non piangere sulla mia tomba Io non sono lì

Canto degli indiani Navajo

venerdì 15 settembre 2017

I vicini di casa



Inutile negarlo: ognuno ha i propri e sono tutti stronzi.

E' quella strana categoria, della quale facciamo involontariamente parte e con la quale conviviamo tutti a meno di non vivere in una abitazione tra il nulla e l'addio -cit. da Million dollars baby- nel cuore dell'Alaska.
I miei vicini si dividono in due categorie: stronzi e mediamente stronzi. Quelli del mio stesso condominio appartengono alla seconda categoria: ad esempio quando avevo i ragazzi ancora piccolissimi camminavano scalzi, parlo di bambini di un anno e mezzo e la vicina si lamentava del rumore dei passi, la mattina non la notte, io spiegavo che non ero dotata del tappeto di Aladin, che non potevo procurarmelo, metterli sopra a trasportarli per casa, ma lei doveva studiare e quindi ogni spostamento era diventato come camminare sui chiodi. Ora, anni di distanza, i suoi nipoti a furia di sbattere le porte e tirare le sponde del letto da tutte le parti, hanno provocato il crollo dell'intonaco delle sue pareti e alcune crepe nel muro che divide il mio appartamento dal suo, muro che avevo insononorizzato anni orsono.  Eehh... le nonne cambiano prospettive a anche i decibel dell'udito.  Poi ci sono quelli che mi vedono arrivare da lontano, nel mio caso carica di borse della spesa tipo Befana il  6 Gennaio, mi guardano imboccare il vicolo che porta all'ingresso ed ecco che con un ultimo sguardo tra il trucido ed il beffardo lasciano andare il portone e io resto fuori tra arance che rotolano, uova che scricchiolano, chiavi introvabili e spesso inizia anche a piovere. Passiamo a quelli che sono come i parenti: quando gli servi ti cercano dopo aver ottenuto il favore spariscono e se casualmente t'incontrano sulle scale fanno finta di parlare al cellulare.
Passiamo ora a quelli stronzi del tutto.
Sono i dirimpettai che nel mio caso hanno tutti il giardino o il cortile e allora vai di grigliate a tutte le ore, cani e gatti insonni, ragazzini che sembrano i figli del demonio: il mio dirimpettaio inizia la festa del primo maggio il 25 aprile - unisce la feste- e la termina il 4 o 5 maggio; di solito sono un sessantina di adulti e un centinaio di ragazzini che tra tuffi in piscina, palloni che non vanno in rete ma nel nostro viale, fanno sembrare un cortile come un villaggio vacanze di Rimini. Le grigliate del tipo vanno dalle 10 del mattino  in poi senza smettere mai, il tipo è anche cacciatore e pescatore quindi non puoi fuggire dall'odore di carne che arrostisce da marzo a novembre e spesso i miei panni s'impregnano di quell'afrore molto poco gradevole. Essendo il tipo narciso doc, mi tocca sorbire la sua visione all'alba, in tenuta mimetica, cartuccere armacollo e figlio di 5 anni vestito come lui. Ridicolo, oltre che, ovviamente, stronzo.
Gli altri dirimpettai bloccano il viale con le loro auto e capita di rimanere sequestrati in casa: ma c'è un fatto, sono criminali incalliti, entrano ed escono galera più spesso di quanto io riesco a a farmi passare le inca@@ature, hanno una zia/cugina magistrato e quindi il carcere è solo un miraggio; in questo caso preferisco soprassedere e adottare l'atteggiamento delle tre scimmiette.
Ah quanto vorrei una piccola baita in un posto sperduto dell'Alaska, tra il nulla e l'addio, con i vicini  più vicini a qualche centinaio di chilometri.

domenica 13 agosto 2017

Attenti all'uomo



E così hanno ucciso anche questa orsa che viveva nel suo territorio, direte: ma ha aggredito e ferito un uomo; è vero, l'ha fatto, bisogna però precisare che il Trentino è zona di orsi, lo sanno gli abitanti, i turisti sono avvisati da numerosi cartelli e, non ultimo, il cane del ferito ha abbaiato all'orsa che quasi sicuramente aveva dei piccoli.
Conosco molto bene il Trentino e lo amo, ma ultimamente questa smania di ammazzare gli orsi mi sta facendo venire la nausea; chi visita quei luoghi lo fa per vivere un contatto diretto con ogni aspetto della sua natura: ho percorso sentieri impervi, scalato l'Adamello, mi sono persa nel giro dei cinque laghi nei pressi di Campiglio, ho visto nascosto tra la vegetazione un meraviglioso gatto selvatico, ho visto le poiane, le aquile e gustato ogni aspetto di quei luoghi. E ho visitato il lago di Tovel.

Il lago di Tovel è un luogo stupendo incastonato in mezzo alle montagne e cartelli come quello sopra sono presenti nei pressi di un bar rifugio. La vicenda risale a più di  dieci anni fa. Arriviamo dopo tanti di quei tornanti da rimpiangere il residence ma mia figlia non lo aveva mai visto, io lo conoscevo da molto tempo e sapevo della strada orribile da percorrere. Insomma giunti lì sembrava più o meno Ostia a Ferragosto e noi non siamo tipi così sociali e preferiamo defilarci un po'.  Troviamo un angolino poco distante dalle decine di persone e scattiamo centinaia di foto, mangiamo panini e dolci e riponiamo qualsiasi cartaccia nello zaino per riportarla a valle; mentre la gente si sposta in massa nel bar/rifugio noi quattro decidiamo di fare il giro del lago da sinistra verso destra per evitare il bar e i suoi avventori; è primo pomeriggio, l'aria è calda, l'odore del lago forte; c'incamminiamo in fila indiana: mio figlio all'epoca appena sei o sette anni davanti, papà dietro,  mia figlia e io a chiudere la fila. Parliamo, ridiamo, fotografiamo il piccolo armato di piccozza e scarponi poi io e mia figlia decidiamo di entrare nel lago: l'acqua è gelida e quasi viscida, immediatamente decine di girini si attaccano alle gambe. Fantastico.
Siamo a metà del percorso, riprendiamo il giro, il bosco s'infittisce oscurando i raggi del sole, alla nostra sinistra una parete boschiva in salita limita l'orizzonte, smetto di fissare la cima innevata del Crozzon di Brenta e percepisco un rumore di fronde scosse, resto qualche passo indietro e guardo in mezzo a quegli alberi fitti: in realtà temo qualche maniaco perchè vengo da una città nella quale sono queste le cose da temere, invece percepisco un odore forte, di selvatico e terra fresca. In quell'istante il cuore mi manca un battito: guardo rapidamente intorno e non c'è anima viva, sulla sponda opposta vedo il rifugio, torno a fissare gli alberi e vedo le chiome smuoversi. Ora non ho più dubbi: chiamo mio marito per allungare il passo e mettere il piccolo dietro di lui, sono consapevole che i nostri zaini sono un richiamo olfattivo enorme, tiriamo fuori tutti le piccozze  mentre sentiamo tutti un grugnito alieno, come di un soffio potente e curioso. Ci mettiamo meno di cinque minuti e 400 battiti al secondo a raggiungere il bar, svuoto immediatamente tutti gli zaini dalle cartacce e guardo i cartelli affissi tutt'intorno: l'area è regno dell'orso.
Pochi giorni dopo eravamo di nuovo a Roma e il telegiornale mandò un servizio che raccontava di un turista che ebbe un incontro troppo ravvicinato con un orsa sulla sponda sinistra del lago di Tovel: ebbe la freddezza di toglersi lo zaino e tirarlo lontano per distogliere l'orsa. Ci guardammo in faccia tra lo stupito e il terrore più totale.
Io amo ancora il Trentino, ma stanno sbagliando tutto, se alcune aree sono territorio degli orsi bisogna vietarne l'accesso ai turisti e non per puro arricchimento farne rischiare l'incolumità e poi scannare gli orsi: è il loro posto, la loro terra, i loro cuccioli, siamo noi gli estranei. Se vi entrassero degli sconosciuti in casa cosa fareste, non li cacciareste via? E così fanno gli orsi.
Mi dispiace moltissimo per l'ennisimo orso ammazzato, era anche una femmina, di nuovo una femmina, significa niente piccoli e se ne aveva, nuovi orfani; nemmeno nelle remote regioni dell'Alaska  dove si pratica la caccia per la sopravvivenza si uccidono le femmine.
E noi le ammazziamo perchè anche sapendo che ci sono animali pericolosi dobbiamo fare azione illogiche o arricchire le casse della regione.
Io non mi farei il bagno in Sudafrica o in Australia, e voi?

giovedì 27 luglio 2017

Reborn: la saga dell'orrore.


Quelle che vedete sono  immagini di due prodotti commerciali: una nata per divertire e l'altra per terrorizzare. Guardate attentamente: quella terrorifica è la prima, la bellissima neonata dalla pelle di pesca.
Questo prodotto si chiama "bambola reborn" è vietata ai minori di 14 anni perchè non è un giocattolo, può arrivare a costare migliaia di euro e legalmente sarebbe un prodotto da collezionismo. Ma non è così, almeno non sempre. Sono sempre più numeroe le donne che usano queste bambole per simulare la maternità e non parliamo di un oggetto nato per superare un eventuale lutto, fatto affermato da psichiatri che s'interessano al fenomeno; sono giovani donne che pur non volendo un figlio vero usano questo simulacro di bambino per poter vivere le esperienze che comporta la maternità.
Ci sono gruppi Facebook  blindatissimi chiamati "Il mio bambino speciale" nei quali le pseudomadri si scambiano esperienze, nomi di pediatri, ricette di pappe, contatti di baby sitter, indirizzi di negozi per neonati, come se fosse normale, fosse normale portare un pupazzo dal medico, pagare 10 euro l'ora una ragazza per guardare una bambola dormire eternamente e c'è chi addirittura compra abitini o li chiede in parrocchia portandosi dietro il bimbo speciale infagottato nella copertina colorata.
Ecco un esempio:


Ho trovato post di donne che hanno avuto colloqui con baby sitter che si sono rallegrate per quanto fosse tranquillo il bimbo e le " mamme " dispiaciutissime per non averle potute assumere. Ovviamente.
Ero già rimasta sconvolta dalle novelle mamme che partoriscono in casa e attaccano la placenta al fiocco messo negli androni e si innervosiscono quando l'amministratore riferisce le lamentele dei condomini per l'odore e lo sgocciolamento nauseabondo. E pi ci sono quelle davvero fuori di brutto che offrono alla vicina di casa la ricottina fresca fatta col loro latte...
Ormai siamo al paradosso della follia, perchè viene accettata socialmente: è quasi normale che io vada in giro con un pupazzo al collo, compri gli omogenizzati, faccia la fila dal pediatra, interpelli puericultrici  e via dicendo. Il fatto è che di solito si pensa ai pazzi come quelli che vanno in giro a parlare coi piccioni, che fanno o dicono cose strampalate, ma allora, questo nuovo e terrificante fatto che accade ormai da qualche tempo, cosa è? Da dove prende origine e fino dove potrà arrivare?
La bambola assassina la trovo rassicurante al confronto dell'altra, almeno lei non ha una "mamma" fuori di testa.

Fonti
http://ilsignordistruggere.com/index.php/2017/07/26/mio-bimbo-speciale-ep1-la-tata/#more-1672

venerdì 21 luglio 2017

Viaggiatori nel tempo

Voglio riproporre un mio vecchio post che ottenne un enorme numero di visualizzazioni, è molto intrigante e pone degli interrogatevi. Eccolo qua.

Ieri, mentre ero intenta a scribacchiare sul pc, mia figlia mi chiama e mi dice:" Sai ma', non è che ho tanta voglia di dirti gli affari miei, ma c'è uno che m'interessa; uno che non è come tutti i soliti truzzi o quelli tutti omologati. Oh, ma' senti, a me piace, adesso ti faccio vedere la foto." Gira lo schermo del suo pc verso me e questo è quello vedo.
- " Bel tipo! Un po' grande per te, però se ti piace........ Ma che è un dark, un dandy; certo che è una gran bella foto, si occupa di fotografia forse?! Di musica? Sembra un cantante di un gruppo rock?"
- Mamma, questo si chiama Robert Corneluis, è figo eh!! E' perfetto per me, peccato che sia morto nel 1893."
Insomma questo uomo affascinante è stato l'autore del primo autoscatto della storia e a tutt’oggi il fascino tenebroso di Cornelius continua a riscuotere consensi, tanto che  è citato in diversi siti web dedicati a “fichi storici”.
Mia figlia sostiene che questo uomo sia un viaggiatore del tempo! Lei crede che esista una porta spaziotempo, che permette agli uomini di spostarsi a spasso nelle epoche. Certo che è un pensiero affascinante! A chi non piacerebbe?!
Come non ricordare le foto più note di questo fenomeno.
E' il 1940 e sulla destra un giovane indossa occhiali da sole di figgia ipermoderna, una t-shirt con stampa e sembra maneggiare una fotocamera.Non centra nulla con il resto delle persone.
Qui siamo nel 1929 alla prima di un film di Chaplin e una signora sembra parlare ad un cellulare.
Io credo sia un cornetto acustico.
Certo che Cornelius conserva un fascino non indifferente, confrontato a certi personaggi odierni che vengono spacciati per sciupafemmine o, peggio, ci si sentono, ci credono. Beati loro!
Io sono un po' meno stile "Voyager" di mia figlia, ma quanto mi dispiace che questo Cornelius non sia disponibile!
Per una volta che gliene piaceva uno!

lunedì 10 luglio 2017

Genitori 2.0


Il lavoro di mia figlia è fonte di continue ed inaspettate comiche cittadine.

Signora:  Dove trovo qualcosa per mia figlia di 71 mesi?
Figlia: Qui non vendiamo grattugie
Signora: Che significa? Ma se è pieno di vestiti?!
Figlia: Ah... pensavo fosse  una forma di parmigiano.

mercoledì 5 luglio 2017

Si vis pacem para bellum





Chi aspira alla pace, prepari la guerra.
Una locuzione latina sconosciuta alla persona della quale voglio parlare e raccontare il suo percorso faticoso durato un lustro. Cinque lunghi anni di battaglie interiori, che il protagonosta ha perso, non per viltà o inadeguatezza ma, solo perchè si preparava allo scontro finale.
Si vis pacem para bellum.
Chissà quante volte se lo sarà ripetuto, non in latino, parafrasato, nelle lunghe notti insonni o nelle giornate nere, quelle dove pensi che solo la fuga possa essere la salvezza. Una fuga che io stessa ho lungamente auspicato, per la quale ho urlato, supplicato, pianto, sbattuto i pugni sul tavolo: mi ha sempre risposto: " Non sono io quello che deve andarsene, io non fuggo."
Un percorso arduo che ha visto scontri accesi, parole pesanti come pietre, clima teso, che ha obbligato il protagonista ad un percorso di analisi, perchè lo avevano convinto che quello sbagliato fosse lui, quello "diverso", quello che non sta nel branco, quello fuori, quando per "fuori" s'intende qualsiasi cosa.
E' la storia di un ragazzo che ha subito un bullismo pesante, sfinente, che continuava sui social oltre le ore scolastiche, dove i complici principali erano miei coetanei: l'interclasse, donna di mezza età che inoltrava email nelle quali faceva profili psicologici che forse aveva letto su Novella 2000, se ancora esiste nelle edicole, non osteggiata da professori indifferenti, ai quali importa solo dello stipendio mensile e terrorizzati dall'interclasse che li faceva lincenziare con una facilità estrema. Ci sono stati scontri fisici con un professore di educazione fisica: minacce ad una donna, me, spintoni, urla e dita puntate ad un millimetro dal viso; mi ha accusato di tutto: dalla falsità fino alla violenza mentre mi urlava in faccia il suo odio, ricordandomi sempre che parlavamo di uno "sfigato", parole usate da un professore verso un suo alunno e pagato da noi contribuenti; Carabinieri che consigliavano di lasciar correre o toglierlo dalla scuola, ma lui non cedeva: " Non sono io quello sbagliato."
E ingoiava e andava avanti giorno dopo giorno, reo persino di non amare il calcio e quindi retrocesso tra gli sfigati, tra quelli che non contano: non veniva nemmeno messo nella lista della classe quando c'era qualche gita. Invisibile. Ha interrotto anche i colloqui con lo strizzacervelli quando gli ha detto che lui non aveva alcun problema: troppo avanti per mentalità meschine.
L'ho supportato sempre anche se speravo che cedesse e cambiasse scuola.
Poi la matutità, quando escono i risultati delle tre prove, l'interclasse apre un concistoro su whatsapp dove mette in dubbio i risultati delle suddette, l'inadeguatezza della commissione esterna perchè "qualcuno" ha preso voti troppo alti in confronto  a suo figlio e decide di supervisionare tutte le tesine e assistere a tutti gli orali per evitare ulteriori sbagli nei confronti di suo figlio e che quel "qualcuno" non prenda voti troppo alti. La notte prima degli esami l'ha trascorsa col peso della presenza sgradita alla sua prova, poi ha detto: " Posso farcela, so quello che faccio."
E' andato.
Appalusi dai tre unici compagni che lo stavano ascoltando, strette di mano e congratulazioni dal presidente e dalla commissione esterna.
E' uscito a testa alta, sorridendo finalmente, mentre si lasciava il campo di battaglia alle spalle.
Si vis pacem para bellum.
Ha scelto la pace preparandosi ad una guerra che ha stravinto, non importa il voto di uscita, sono solo numeri: ha dimostrato di essere un uomo con la U maiscola.
Mio figlio.
Denigrato, messo in disparte, trattato come uno sfigato , per 5 anni trasparente, ha retto botta e ha dimostrato a tutti di che pasta è fatto un uomo.
 Non ha bisogno delle mie gonne sotto cui pararsi, non ha bisogno di paracadute: se cade è in grado di rialzarsi da solo, non ha bisogno di denigrare nessuno; ci sono riusciti  benissimo da soli.
Resta come sei figlio mio, è nella diversità di pensiero la vera forza, è fuori dal branco che si diventa uomini e tu l'hai dimostrato.
Ti voglio un mondo di bene.
La tua mamma.